In questi anni abbiamo ricevuto tantissime richieste di esibizione nelle forme e nei contesti più differenti.
Alcune straordinariamente intense altre prive della minima dignità.
Per evitare di far perdere tempo a voi come a noi, nel caso siate interessati a scritturare gli artisti della nostra compagnia, pensiamo di fare cosa utile anticipandovi in queste righe alcuni nostri convincimenti rispetto all’ingaggio atistico e alle caratteristiche che esso deve o non deve possedere.
In forma di vocabolario…
Giovinezza (e bella presenza)
Su questo non ci sarebbe quasi da far commenti se non fosse per l’autorevolezza “commerciale” dei committenti che più frequentemente ci sottopongono questa irricevibile discriminante nella scelta degli artisti da ingaggiare, ossia le grandi produzioni televisive.
Fa tristezza che quasi sempre siano proprio donne a formularci questa richiesta: “Sa, gli autori del programma vogliono così…”
Bisognerebbe che si guardassero su Internet il documentario “Il corpo delle donne”, poi si guardassero anche allo specchio e immaginassero com’è contare i giorni che mancano al momento quando il loro aspetto non sarà più all’altezza delle aspettative e verranno valutate non per quello che sanno fare ma per la stagionatura della loro pelle.
Se non ora, quando?
Indiani
Accade in alcune occasioni che i committenti pretendano che, trattandosi di danza indiana, gli artisti siano indiani o che appaiano tali.
È una richiesta stupida. Sarebbe come pretendere che l’opera la cantino solo gli italiani, che Shakespeare sia recitato solo da inglesi, Wagner eseguito solo da tedeschi, il basket giocato solo da americani…
Quello che conta è – ovviamente – la qualità della prestazione artistica e la professionalità della compagnia.
Se vi interessa il colore della pelle o il taglio degli occhi, vuol dire che appartenete a coloro che hanno insipientemente separato la forma dalla sostanza, che è l’esatto contrario del nostro lavoro.
La danza indiana è un’arte (una delle più antiche e raffinate), non è folklore né un numero di varietà, per quello chiamate un fachiro.
No profit
Alle associazioni non lucrative che desiderino il nostro intervento in eventi che sostengano la propria attività o singoli progetti, e di cui condividiamo mezzi e finalità, non chiediamo alcuna retribuzione, ma solo il rimborso di eventuali spese di trasferta o allestimento.
Su cosa poi sia realmente no profit correttamente gestito abbiamo sviluppato negli anni un grande fiuto…
Palco
La danza viene eseguita a piedi nudi. Il palco deve essere liscio, pulito, solido e senza declivio (pendenza).
Sembrano banalità, ma…
Visibilità
Accade ogni tanto che ci vengano proposte scritture in cui non è previsto alcun fipo di compenso.
Al posto della corretta retribuzione degli artisti (che ricordiamo essere professionisti) viene offerta “visibilità”: Sa, è una grande vetrina, sarete visti da un’ampia e qualificata platea (o magari “target”)… Di solito sono i locali di intrattenimento e svago a venirsene fuori con questa buffonata glamour.
La prima considerazione è semplice, non ne abbiamo bisogno.
Ma è la seconda la più importante e che vorremmo indirizzare soprattutto a quei giovani che spesso svolgono questo lavoro “di contatto” con gli artisti e che con ingenuità ed entusiasmo credono di avanzare un’offerta attraente: dietro a questo mercato dell’apparire ci sono pochi che fanno grandi profitti alle spalle di molti che si accontentano di “esserci”. Con un termine un po’ desueto ma corretto, si può dire che si tratta di sfruttamento, reso non solo possibile, ma addirittura fashion, da molti anni di scarnificazione della dignità e delle tutele del lavoro.
Magari oggi vi parrà attraente lavorare in nero, o essere stagisti o con contratti di sabbia, perché comunque siete “nel giro”. Ma quel “giro” vi butterà fuori appena avrà finito di sfruttarvi o magari avanzerete qualche richiesta in più del drink gratis durante l’happy hour etnico a cui avremmo dovuto esserci anche noi (ma non siamo venuti).
continua…